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AFFRONTARE UN TRADIMENTO

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“La capacità di fidarsi di qualcuno è un atto di coraggio e di autostima.”

- Virginia Satir

Una frattura che parla

Il gesto del tradimento può apparire come un atto di egoismo o di fuga, ma sotto la superficie nasconde quasi sempre una domanda più profonda: “Chi sono io, ora, dentro questa relazione?”
Dal punto di vista psicologico, il tradimento non è solo la violazione di un accordo di esclusività affettiva e/o sessuale, ma una frattura relazionale che mette a nudo le crepe dell’edificio affettivo della coppia.

Ogni crisi relazionale – e il tradimento in particolare – fa emergere disconnessioni emotive, aspettative irrealistiche, ruoli irrigiditi, bisogni e sogni mai nominati. Le relazioni, nel loro mantenimento, richiedono un lavoro costante di negoziazione, di equilibrio e disequilibrio, di piccoli aggiustamenti e talvolta di vere e proprie ristrutturazioni.
Quando questo lavoro si arresta, la crisi irrompe.

Il tradimento porta dolore, rabbia, smarrimento, ma anche una verità difficile da ignorare: qualcosa, nella relazione o nell’identità di uno dei partner, non trovava più spazio per esistere.

Perché si tradisce

Il tradimento raramente nasce da un semplice desiderio sessuale. Più spesso prende forma a partire da bisogni profondi, primitivi e non riconosciuti, che l’individuo fatica a nominare e a portare nel legame.

In molte situazioni, il tradimento si collega a tre grandi aree emotive:

  • La paura, soprattutto della vicinanza emotiva o dell’impegno. L’intimità può attivare antiche ingiunzioni interiori come “non fidarti” o “non dipendere”, rendendo la relazione primaria uno spazio vissuto come pericoloso.

  • La solitudine, anche all’interno di una relazione apparentemente stabile. In questi casi, l’individuo riduce inconsapevolmente le proprie aspettative di vicinanza, svaluta il bisogno di connessione e si sorprende a “tornare alla vita” nel contatto con un’altra persona.

  • La rabbia, spesso non espressa, legata a vissuti di frustrazione, tradimento o abbandono emotivo. L’infedeltà diventa allora un atto di sfida o di riparazione illusoria: “ti restituisco ciò che ho sentito di subire”.

Oltre la logica colpa–vittima

Dopo un tradimento è naturale cercare un colpevole e una vittima. Tuttavia, restare ancorati a questa lettura impedisce di comprendere davvero ciò che è accaduto.
In ogni relazione, 1 + 1 non fa semplicemente 2, ma 3: io, tu e noi. Il tradimento colpisce tutti e tre questi livelli.

Chi tradisce spesso vive una crisi identitaria profonda; chi è tradito sperimenta una ferita narcisistica e affettiva che può minare il senso di sicurezza e di valore personale. Il “noi” viene destabilizzato, talvolta dissolto, talvolta costretto a ridefinirsi.
Il tradimento è un messaggio che attraversa la relazione e chiede di essere ascoltato, non solo giudicato.

Dalla rottura alla trasformazione

Quando una coppia si ferma davanti a una ferita così profonda, può scegliere se chiudersi nella rabbia e nella difesa oppure intraprendere un lavoro trasformativo.
Affrontare un tradimento non significa dimenticare o giustificare, ma attraversare il dolore, riconoscere le responsabilità individuali e relazionali, e interrogarsi su ciò che ciascuno è disposto a fare per sé e per il legame.

La ricostruzione della fiducia richiede tempo, gesti concreti, ascolto autentico e la capacità di fare ammenda. Per chi ha tradito, significa diventare testimone del dolore inflitto e interrogarsi profondamente sulle proprie dinamiche. Per chi è stato tradito, implica – quando possibile – riconoscere gli sforzi di riparazione e rimettere gradualmente in gioco la propria vulnerabilità.

Come nel kintsugi, l’arte giapponese che ripara le ceramiche con oro liquido, la frattura non viene nascosta: diventa parte della nuova forma. A volte questo porta a una relazione diversa, più consapevole e scelta; altre volte conduce a una separazione più autentica e rispettosa.
In entrambi i casi, il tradimento può trasformarsi da evento traumatico a passaggio di verità, quando viene accompagnato e compreso.

Tempi e condizioni

Il lavoro sul tradimento non è lineare: il dolore può riattivarsi nel tempo e questo non è un fallimento.
Comprendere non significa perdonare, e perdonare non implica necessariamente restare insieme. Perché la trasformazione sia possibile servono disponibilità al confronto, tolleranza del conflitto, coerenza e sicurezza nel tempo. La terapia offre uno spazio in cui rallentare, dare senso e scegliere in modo più consapevole.

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